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Laboratorio di Formazione e di Lettura Psicoanalitica

THINK!AMO(*) - Mercoledì 27 aprile 2016 - La morale

Mercoledì scorso ho evidenziato come Freud abbia introdotto il bivio sul concetto di morale. Possiamo avere la morale definita da principi o ideali che partono da concetti definiti a priori. Oppure la morale che individua un modo di trattamento.

Vediamo ancor meglio cosa vuol dire.

L’alternativa si può individuare solo a partire da Freud: principi versus atti. Solamente ciascun soggetto può riprendersi la propria morale dopo averla riconosciuta attraverso un lavoro di analisi personale.

Una frase di Lacan: “Freud ha fatto rientrare la psicologia nell’ambito della morale”.

Un esempio di alternativa morale: principi versus atti. Due pazienti arrivano puntuali alla seduta:

- il primo con fierezza afferma: “sono un tipo puntuale, se non arrivo in tempo vado in angoscia, e poi ci tengo a fare bella figura!”

- Il secondo dice: “sono proprio curioso di sentire cosa mi verrà in mente oggi in seduta!”.

La morale civile produce nevrosi.

L’influsso deleterio della civiltà prende piede per via della repressione della vita sessuale per mezzo di un certo impiego deviato del lavoro intellettuale: un uso non confacente al soggetto del suo pensiero, un pensiero distorto. Nella misura in cui la morale sessuale prescrive la riproduzione come scopo dell’incontro tra i sessi e la monogamia come unica forma legittima di relazione tra di essi, l’esperienza del piacere risulterà sbarrata: i maschi e le femmine si ritroveranno depauperati a vivere di sola illusione.

Il divieto produrrà «rifugio nella nevrosi»: sarà la malattia a proteggere la virtù.

Non ci sarà un vero e proprio guadagno di civiltà, poiché l’«astinenza forma codardi perbene che sprofondano nella grande massa».

L’ideale dell’astinenza installa nel pensiero l’idea di un obiettivo raggiungibile per via repressiva: il godimento sarà sostituito dal sacrificio.

Il sacrificio e l’obbedienza ci fanno tutti fratelli nella promessa utopica della felicità.

L’osservazione ci permette di annotare, con Freud, che il «comportamento sessuale di una persona è spesso esemplare di tutti gli altri suoi modi di reagire al mondo».

Esemplare del lavoro del pensiero: è tutto il modo di pensare del soggetto che poi lavorerà così!

Sbarrare la strada alla curiosità intellettuale, circa la differenza tra i sessi, farà si che la vita diventerà quel divieto di pensare che si estenderà ben al di là della materia sessuale.

Questo trattamento ostativo è tipico e ci permette di affermare che il «trattamento della materia sessuale è il campo di trasmissione della nevrosi.»

Un esempio raccolto in seduta.

In seconda media il professore di scienze spiega la riproduzione umana con dovizia di particolari con linguaggio scientifico. In classe non vola una mosca: la curiosità si accompagna all’interesse fino all’eccitamento.

A molti anni di distanza il paziente ricorda che il compagno di banco - a bassa voce - gli sussurra all’orecchio: “I miei non le fanno quelle porcherie!” Ammette che lo stava pensando anche lui, ma non avrebbe mai avuto il coraggio di pronunciare la frase. Dunque i due adolescenti risentivano, senza poterla esprimere, di una contraddizione: interesse per la materia e negazione del loro coinvolgimento ai fatti narrati. Il professore descriveva il rapporto sessuale dei genitori, eppure l’ammissione di tale rapporto tra i genitori doveva essere negata, pena l’angoscia.

Il retroterra dell’angoscia - non manca di annotare Freud - risiede nel tempo dell’infanzia in cui il bambino osserva come i genitori vivono il matrimonio spesso nella crisi, malamente contenuta per via di una strana ostentazione di astinenza sessuale. Il retroterra dell’angoscia è il campo di trasmissione della nevrosi.

Testo pag 428 OSF vol 5:

« la cattiva intesa tra i genitori eccita poi la vita sentimentale del bambino, facendogli provare intensamente nella più tenera età l’amore, l’odio, e la gelosia. L’educazione severa, che non tollera alcun genere di attività da parte della vita sessuale tanto precocemente risvegliata, vi aggiunge il potere repressivo, e questo conflitto a quest’età basta da solo a determinare il nervosismo di tutta una vita»

Il giorno in cui quell’uomo, che oggi è ancora sul divano, saprà formulare il suo giudizio vedrà la contraddizione che si era prodotta con la complicità dei suoi adulti e l’impotenza della scienza che spiega ma non risolve niente.

Quella guadagnata attraverso l’analisi è la morale del giudizio, che è un atto né repressivo né impositivo: cioè il giudizio morale personale a lui pertinente per star bene ed ordinarsi per la sua soddisfazione.

Annotazione.

Mi pare di un mio articolo degli anni ’80 pubblicato su Mosaico psicologie, una rivista bolognese. L’etica riguarda la morale non filtrata, non assimilata dal soggetto, ma imposta dalla società in cui quel soggetto vive: che quel soggetto non condivida quell’etica, gli cambia poco, se non persegue la sua personale morale resterà sempre in balia delle teorie presupposte, che lui lo riconosca o meno. Le etiche hanno bisogno dei miscredenti per sopravvivere dal “no Tav” ai “centri sociali”, dalle “palestre” alle “diete”.

Faccio ancora un esempio raccontatomi ieri:

Una giovane studentessa perde gran parte del suo tempo a lamentarsi con l’amica degli errori delle compagne di appartamento che non puliscono, fanno rumore, fanno sesso a caso con chi capita.

Con un’analisi potrà realizzare l’anti-economicità della perdita del tempo (criterio economico) che alimenta solo reazioni ostili (criterio giuridico) delle compagne e valutare se ne vale la pena, accedendo così ad un proprio giudizio morale personale che potrà sostenere la correzione della sua condotta.

Giancarlo Gramaglia

 

(*)Attingo per questa serata dal seminario di Urbino del 22 febbraio 2014 "Letture freudiane con il pensiero di natura" ottava serie, dove Maria Gabriella Pediconi introduce e coordina.

 

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