Dott. Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoanalista Psicoterapeuta - Torino

Ansia angoscia, paura e attacchi di panico

Freud scrive nel 1925 inibizione sintomo e angoscia.

Mentre l’inibizione è una diminuzione della funzione dell’Io ed il sintomo è un segno di un soddisfacimento mancato e quindi una rimozione riuscita, l’angoscia non è così lineare da definire perché necessita di un ragionamento che la logica del causa-effetto non è in grado di produrre.

L’angoscia ha sede nell’Io e segnala che è stato contraddetto l’accesso al proprio principio di piacere.

Non gli può venire alla mente, perché se gli venisse in mente Io crederebbe di perdere l’amore del Super-Io che per un verso non vorrebbe perdere e per un altro lo perderebbe volentieri, ma i due versanti non stanno sulla stessa montagna e non comunicano.

Viene da chiedersi “come mai Io ha paura di perdere l’amore del Super-Io?

“non manco di nulla fino a che il Signore è il mio pastore”, così recita il racconto biblico di Samuele 1 (Salmo 23).

Già, non manca di nulla, ma deve ubbidire al comando!

Se Io desiderasse una cosa diversa, se non intendesse più ubbidire?

Io immagina il Super-Io punitivo che lo eviterebbe?

Non è così diretta la percezione!

Prendiamo ad esempio la fissazione di un bambino su di un qualche cosa di reale di cui ha un’enorme ed apparentemente ingiustificato timore; è la paura di evirazione non trasformata, ma spostata su di un oggetto: finalmente è un fattore reale che gli provoca l’angoscia e non un immaginario comando che non è mai esistito, così quel bimbo riuscirà a controllare meglio la sua paura e a circoscriverla.

L’Io si sente minacciato dalle esperienze d’impotenza rispetto all’istanza di comando: l’Io vorrebbe un’autonomia di movimento dal Super-Io che però è rischiosa.

Qual’è questo rischio?

Di perdere un amore che non è possibile perdere!

Esiste però anche un altro modo di rileggere tutta questa faccenda dell’angoscia: non si tratta di partire da un tutto completo e perfetto, né di giungervi, ma di andare a ricostruire e rivedere via via le questioni che Es si è trovato di fronte. In questo modo non ci si ritroverà dinanzi ad un Super-Io mancante di qualche pezzo, ma si tratterà di rilevare ciò che Io aveva trovato nei primi anni di vitae ciò che ritiene ora conveniente.

E’ poi il punto di partenza di un Es che diventa Io senza ritenere di dover diventare come un Super-Io: si tratta del lavoro psicoanalitico.

Posso aggiungere che occorrerà riconoscerlo questo super-Io Signore, anche con la S minuscola, elaborandone un lutto.

La forza di Freud sta proprio nell’aver affermato la sovranità dell’Io, che passa attraverso il tentativo di liberarsi dalle ansie e dalle paure dell’Io facendo luce attraverso le diverse istanze, tra cui dopo Io, Es e Super-Io anche la realtà del mondo circostante.

Questo tentativo di liberazione non passa più attraverso una teoria precostituita, ma attraverso il lavoro psicoanalitico di ciascuno, perché l’angoscia è il prodotto fluttuante delle diverse posizioni che vengono assumere Es, Io e Super-io nella costituzione del soggetto.

Ansie, paure ed attacchi di panico possono essere manifestazioni diverse che la psicologia non dovrebbe confondere, ma aiutare a distinguere.

Buon percorso a ciascuno!

 

Note integrative/aggiuntive per variare il testo

 

Insomma Io, -conclude Freud nello scritto del ’25- , governa sia il passaggio all’azione verso il mondo esterno, sia l’accesso alla coscienza.

Io esercita il suo potere in entrambe le direzioni.

Ma non è con il riconoscimento delle forze demoniache dell’Es, magari ben teorizzate -Freud le chiama “Guide di vita” o “Catechismi” sempre aggiornati- che verrà prodotta una maggiore garanzia di sicurezza.

Solamente attraverso un lavoro indefesso che tutto subordina alla ricerca della certezza, si potrà produrre a poco a poco il cambiamento di un Io finalmente all’altezza della propria convenienza ed orientato verso il proprio principio di piacere.

Non più un Io narcisistico e povero, il riflesso delle sue deiezioni, ma ricco e soddisfacente che costruisce la realtà attraverso i suoi atti.

 

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